LA
STREGONERIA E' L'ARTE DELLA MANIPOLAZIONE DELLA PERCEZIONE
«Negli
Ultimi vent'anni (1993) ho scritto una serie di libri sul mio apprendistato
con uno stregone messicano, don Juan Matus, un indio Yaqui. In quei libri
ho raccontato come egli mi abbia insegnato la stregoneria, ma non ciò
che noi intendiamo per stregoneria nel contesto del nostro mondo quotidiano,
cioè l'uso sull'uomo di poteri che travalicano l'umano o l'evocazione
degli spiriti con incantesimi, amuleti o rituali che creino un effetto
soprannaturale. Per don Juan la stregoneria era l'atto di incarnare alcune
speciali premesse teoriche e pratiche sulla natura e il ruolo della percezione
nel plasmare l'universo intorno a noi.
Seguendo
i suggerimenti di don Juan, mi sono astenuto dall'usare una categoria
propria dell'antropologia, lo Sciamanismo, per classificare
la sua conoscenza. Ho sempre continuato a chiamarla come la chiamava lui:
stregoneria. Tuttavia, a un più attento esame, mi sono
accorto che chiamarla stregoneria rende ancora più oscuri i già
oscuri fenomeni che egli mi aveva illustrato nelle sue lezioni.
Nei
testi di antropologia, lo Sciamanismo è descritto come un sistema
di credenze proprio di alcuni popoli originari dell'Asia settentrionale,
diffuso anche presso qualche tribù indiana autoctona del Nordamerica,
secondo cui noi siamo circondati da tutto un mondo di invisibili, ataviche
forze spirituali, buone e cattive; queste forze spirituali possono essere
invocate o controllate dagli interventi degli iniziati che fanno da intermediari
fra la dimensione del reale e del trascendente.
Don
Juan era infatti un intermediario fra il mondo naturale della vita di
ogni giorno e un mondo invisibile che egli non chiamava soprannaturale,
ma Seconda Attenzione. Suo compito come mio
Maestro era rendermi accessibile la configurazione che gli stregoni chiamano
Seconda Attenzione. Nelle mie opere precedenti ho descritto il suo metodo
d'insegnamento per raggiungere questo fine, e le arti magiche a cui mi
iniziò, la più importante delle quali è chiamata
l'Arte di Sognare.
Don
Juan sosteneva che il nostro mondo, da noi ritenuto unico e assoluto,
non era che un componente di un insieme di mondi consecutivi, disposti
come gli strati di una cipolla. Asseriva che, nonostante la nostra condizione
dal punto di vista dell'energia ci consentisse di percepire solo il nostro
mondo, noi avevamo tuttavia la capacità di penetrare in quegli
altri; e si trattava di mondi reali, unici, assoluti e coinvolgenti quanto
il nostro.
Don
Juan mi spiegò che per poter percepire quegli altri regni non basta
il desiderio, ma è necessaria un'energia sufficiente ad afferrarli.
La loro esistenza è costante e indipendente dalla nostra consapevolezza,
ma la loro inaccessibilità dipende interamente dal nostro condizionamento
energetico. In altre parole, solo ed esclusivamente per quel condizionamento,
noi siamo costretti ad assumere che il mondo della vita quotidiana sia
in assoluto l'unico mondo possibile.»
Carlos
Castaneda,
in L'Arte di Sognare (pag. 7)
|